Ottobre 27, 2021

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La Procura della Repubblica italiana chiede un’indagine su 59 persone

Venerdì 25 giugno la Procura Generale italiana ha chiesto di deferire il caso a un tribunale di 59 membri coinvolto nelle indagini sul crollo del Ponte di Genova nell’agosto 2018 che ha ucciso 43 persone. Il caso di Genova mira a perseguire, in particolare, vari reati di genocidio, aggressione alla sicurezza stradale e negligenza.

L’indagine ha preso di mira 71 persone fisiche e giuridiche, ma tre sono morti e altri dieci indagati sono in attesa di una decisione sul licenziamento dei sospettati.

Il 14 agosto 2018 è crollato il Morandi Motor Bridge, posto su un asse essenziale per il commercio tra il sud e il nord Italia, provocando la caduta di decine di veicoli. La tragedia mette in luce le cattive condizioni di strade, ponti e ferrovie in Italia, dove le infrastrutture sono afflitte da carenze croniche di manutenzione e investimenti.

Nessuna attività di manutenzione per 51 anni

I risultati dell’indagine, diffusi a fine aprile, potrebbero danneggiare le controllate di Atlantia, il manager di Viatact, Autostrade per l’Italia (Aspi) e la società di ingegneria Spia. “Tra l’apertura e il crollo (del ponte) nel 1967 (ovvero 51 anni), furono effettuati minimi interventi di manutenzione per rafforzare i cavi portanti del pilastro n. 9.Quel giorno è scivolato via, dice il rapporto.

Secondo gli inquirenti, dal 1982 i concessionari privati ​​hanno finanziato meno del 2% di 24 milioni di euro. Sul ponte si effettuano da molti anni prove di sicurezza”.Incompleto e non abbastanza“In particolare, prove visive delle strutture”.Dal fondo del ponte, utilizzando un telescopio o un telescopio, non è vicino, quindi non è possibile fornire informazioni affidabili sulle condizioni del ponte.2, Profilo dell’Avvocato di Stato.

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La maggior parte degli imputati erano dirigenti e tecnici di entrambe le società, tra cui Giovanni Castellucci, l’allora amministratore delegato di Atlantia, e Antonio Galatta, ex capo del Ps e funzionari del ministero delle Infrastrutture.

Dalla tragedia di Genova, la famiglia Benetton, che controlla Atlantia, è stata costretta a cedere le proprie quote sulle autostrade italiane a un consorzio pubblico. Al termine di lunghe trattative sul prezzo dell’operazione, il consiglio di amministrazione di Atlantia ha approvato all’inizio di giugno il consorzio guidato dall’italiano Gaius des Depots (CDP) per il riacquisto dell’88% delle sue azioni. Asp.